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Per anni abbiamo premuto tasti - Poi abbiamo iniziato a parlare con i bot - Oggi l'automazione fa un ulteriore passo avanti: non si limita a seguire istruzioni, ma si adatta al cliente e prova a raggiungere un obiettivo.

Benvenuti nell'era degli Agentic Virtual Agent.

"Per parlare con l'assistenza premi 1." Per molti anni l'automazione nel customer service è iniziata e finita qui.

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L'IVR tradizionale ha rappresentato una rivoluzione per la sua epoca: permettere ai clienti di instradare una chiamata in modo automatico. Un enorme passo avanti rispetto alla gestione completamente manuale, ma con un limite evidente: il cliente doveva adattarsi al sistema.

Poi sono arrivati i bot conversazionali. Finalmente era possibile scrivere o parlare in linguaggio naturale invece di navigare menu numerici. Una richiesta come "voglio sapere dov'è il mio ordine" veniva riconosciuta, associata all'intento corretto e indirizzata verso una risposta predefinita.

Sembrava l'evoluzione definitiva. Ma c'era ancora un problema: capire una richiesta non significa risolverla.

Un bot conversazionale può riconoscere che il cliente vuole controllare una spedizione, modificare un indirizzo o richiedere una sostituzione. Può anche eseguire queste operazioni, ma solo se qualcuno ha progettato in anticipo il percorso da seguire: le domande da fare, le possibili risposte, le condizioni da verificare e le azioni da eseguire.

In pratica, il bot percorre uno dei flussi previsti dal designer.

Anche quando viene definito "conversazionale", la conversazione rimane confinata all'interno di una sequenza prestabilita di domande e risposte. Se il cliente fornisce informazioni inattese, cambia argomento o formula la richiesta in modo diverso da quanto previsto, il sistema tende a perdere efficacia e richiede l'intervento umano.

L'Agentic Virtual Agent introduce un paradigma differente: non segue semplicemente un percorso definito in anticipo ma parte da un obiettivo e costruisce dinamicamente il percorso per raggiungerlo.

Se una richiesta è ambigua, formula domande di approfondimento. Se emergono nuove informazioni, adatta il ragionamento. Se esistono più modi per risolvere un problema, sceglie il più appropriato in base al contesto disponibile, alle regole aziendali e agli strumenti che può utilizzare.

In altre parole, non conduce il cliente attraverso un dialogo predefinito: conversa realmente con lui.

Come avviene tra persone, anche la conversazione può assumere stili diversi in funzione del contesto. L'agente virtuale può essere formale o informale, sintetico o dettagliato, rassicurante o pragmatico. È possibile definirne il tone of voice, il carattere e le modalità di interazione affinché rappresenti il brand in modo coerente. La differenza è che queste caratteristiche non vengono applicate a un copione rigido, ma a una conversazione che si adatta dinamicamente alla situazione e all'interlocutore.

Non è più il cliente che deve adattarsi alle domande del sistema. È il sistema che adatta il proprio modo di comunicare al cliente e all'obiettivo da raggiungere.

Pensiamoci un attimo.

Quando contattiamo un operatore umano non gli diciamo quale schermata consultare, quale applicazione aprire o quale procedura seguire. Gli spieghiamo il problema e ci aspettiamo che trovi una soluzione.

L'Agentic Virtual Agent si avvicina proprio a questo modello.

La differenza tra un bot tradizionale e un agente virtuale agentico è la stessa che esiste tra qualcuno che sa rispondere alle domande e qualcuno che sa portare a termine un incarico 

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Facciamo un esempio concreto.

Gianni sta per partire per le vacanze quando riceve una notifica dalla compagnia aerea: il suo volo è stato cancellato.

Apre la chat di assistenza dal cellulare e scrive: "Il mio volo è stato cancellato. Come posso arrivare a Barcellona domani mattina?"

Un bot tradizionale cercherebbe l'intento "volo cancellato" e proporrebbe una serie di articoli o opzioni.

Un Agentic Virtual Agent ragiona in modo diverso.

Recupera la prenotazione, verifica le alternative disponibili, confronta gli orari, analizza eventuali coincidenze, valuta le policy della compagnia e propone una soluzione.

Se Gianni accetta, effettua la modifica della prenotazione.

Se necessario, prenota il posto sul nuovo volo.

Se il costo cambia, avvia la procedura di pagamento.

Se emergono anomalie, coinvolge un operatore trasferendo tutto il contesto già raccolto.

Durante l'interazione Gianni non sta guidando il sistema: è il sistema che lavora per Gianni.

E questo cambia completamente il significato di automazione.

Per anni abbiamo misurato l'efficacia dei bot con domande come:

    • Quanti contatti riesce a contenere?
    • Quanti intent riconosce?
    • Qual è il containment rate?

Con l'Agentic AI le domande diventano diverse:

    • Quanti obiettivi ha raggiunto?
    • Quante attività ha completato autonomamente?
    • Quanto effort ha eliminato al cliente?
    • Quanto lavoro operativo ha evitato agli operatori?

Perché il vero valore non nasce dalla capacità di capire una domanda ma dalla capacità di risolvere un problema.

Naturalmente questo non significa eliminare il ruolo delle persone. Anzi.

Più l'intelligenza artificiale diventa capace di gestire attività operative e ripetitive, più gli operatori possono concentrarsi sulle situazioni ad alto valore: consulenza, eccezioni, negoziazione, relazione ed empatia.

L'obiettivo non è sostituire l'essere umano: è permettergli di intervenire quando serve davvero.

L'evoluzione del customer service non sarà quindi un contact center senza persone, ma sarà un contact center in cui ogni cliente viene aiutato da una squadra composta da persone, AI, automazioni e conoscenza che collaborano tra loro in modo invisibile.

L'IVR chiedeva di premere un tasto.

Il bot chiedeva di spiegare un problema.

L'Agentic Virtual Agent si assume la responsabilità di raggiungere un risultato.

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E probabilmente è proprio questo il passaggio che trasformerà l'intelligenza artificiale da semplice strumento a vero collaboratore digitale.

#daivalorealtempo

GG

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